Scrivere per il teatro: due personaggi in cerca di attore

Un copywriting che è rimasto nella memoria collettiva

Ho fatto teatro per molti anni, quando ero giovane. Recitavo e scrivevo testi, in una Milano molto diversa da quella di oggi. Al teatro sono rimasto affettivamente legato, ma da allora non avevo mai più scritto un rigo per il palcoscenico. Fino a quando il mio amico Massimo Navone

 

ciao

Scrivere per il teatro è una cosa molto diversa dallo scrivere per la carta o il web, perché le parole devono essere dette e vissute nel corpo, ascoltate e guardate da un pubblico fisico. Non sono frasi librate nella nostra mente, mentre le scriviamo e leggiamo, ma devono potersi fare concrete, tangibili. Devono avere ritmo, anima. Io non so se sono capace. Ma qualche mese fa Massimo Navone, regista teatrale e per molti anni direttore della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, mi ha chiesto se avevo voglia di scrivere un piccolo atto unico per un nuovo spazio teatrale dedicato a micro-rappresentazioni. Del progetto poi si è persa traccia, cose che capitano, così il testo mi è rimasto nel cassetto (digitale).

Qualche giorno fa, rovistando nell’archivio per altri motivi, ci sono capitato sopra per caso. L’ho riletto e non mi è dispiaciuto. Massimo aveva apprezzato soprattutto l’inizio e la fine, e sono d’accordo con lui: in mezzo probabilmente c’è ancora da lavorare, ma andrebbe fatto credo mentre si prova con gli attori, per capire davvero dove sono i limiti.

E così, tra un post su un progetto di comunicazione e l’altro, mi è sembrato carino pubblicare uno stralcio di quel testo, qualcosa che non ha mai visto la luce né mai forse la vedrà. Si intitola

BYSTANDER EFFECT/CHI AMA BRUCIA

Vuoi leggerlo? L’inizio del piccolo spettacolo avrebbe dovuto essere più o meno così…

Lo spazio dove le parole diventano carne

Un uomo entra in platea con una tanica di metallo. Puzza di benzina. Arriva al centro della scena e, guardando il pubblico, alza la tanica sulla testa e comincia a cospargersi di liquido. Agisce con calma, continuando a guardare le persone attorno a lui, con aria quasi di sfida. Alla fine, con gesto lento, rituale, estrae un accendino.

A quel punto una donna dal pubblico alzandosi in piedi grida:

LEI: Ferma!

L’uomo si blocca.

LEI: Ferma. Fermati… (voltandosi verso la platea intorno a lei, furiosa) Oh, ma qui nessuno dice niente? Quello vuole darsi fuoco e voi state qui a guardare? (Osserva ognuno, con indignazione. Presumibilmente, nessuno le risponde. All’improvviso si sente la voce dell’uomo, alle sue spalle).

LUI: (Inespressivo) Si chiama ‘Bystander effect’ …

LEI: (Stupita, si volta verso di lui) Eh?

LUI: Bystander effect. La teoria per cui la probabilità che qualcuno intervenga in caso di emergenza è inversamente proporzionale al numero di persone che sono presenti al momento del fatto.

LEI: Ah.

LUI: Conosci gli esperimenti di psicologia sociale di Latanè e Darley su come si comportano gli individui singoli in contesti di gruppo, in situazioni di emergenza?

LEI: N… no.

LUI: (Stancamente, monotono) In queste circostanze si parla anche di ‘ignoranza pluralistica’: ogni individuo pensa che gli altri abbiano più informazioni, di conseguenza osserva il comportamento altrui per capire come regolarsi, senza considerare che anche gli altri fanno lo stesso. E poi c’è la cosiddetta ‘diffusione di responsabilità’: in un evento di gruppo, la responsabilità di un qualsiasi evento viene distribuita su tutti i componenti del gruppo stesso, facendo sentire meno colpevole ogni singolo individuo. (Pausa) Trovi tutto su Wikipedia. Posso darmi fuoco adesso? (Fa per azionare l’accendino)

LEI: (Grida) No!

LUI: (Calmo) Perché?

LEI: Eh! (Impacciata, in crescendo) Perché… no! Non lo so! Non farlo! Aiuto! (Guardando il pubblico, incollerita, urla) OH, MA VOLETE DARMI UNA MANO? (Si mette davanti a uno spettatore) Io l’ho capito che lei (lo addita) non dice niente perché pensa che lui (punta il dito verso un altro spettatore) forse è più coraggioso o che lei (indica una spettatrice) magari ha già chiamato la polizia, fatto sta che nessuno muove un dito e IO NON SO COSA FARE CON UNO CHE SI VUOLE AMMAZZARE! Cosa posso fare, cazzo? Ditemelo voi!

 


 

Il resto del testo, se ti ha incuriosito, lo puoi scaricare cliccando l’icona qui sotto. E non nascondo la speranza che magari tu sia qualcuno a cui farebbe piacere metterlo in scena. Scrivere per il teatro mi piace. In più, il Teatro e io sono trent’anni che abbiamo un conto in sospeso…

 

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